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La Promozione Dell’Affido

 

Fin dalla sua costituzione l’Associazione Moncenisio 4 è impegnata nella promozione dell’affido familiare, divulgando la cultura dell’accoglienza, dando informazioni, collaborando con i servizi del Comune di Roma e sostenendo quanti decidono di aprire la propria casa all’accoglienza temporanea di un bambino. Nel 2002 il Comune di Roma ha deciso di unificare gli sforzi ed ha istituito un unico centro: Pollicino Centro per l’affido, l’adozione e il sostegno a distanza. Si tratta di un servizio di orientamento indirizzato a tutti cittadini che vogliono mettersi a disposizione dei minori in stato di bisogno. Inoltre la Regione Lazio, al fine di favorire le attività di informazione e comunicazione in materia di adozioni nazionali ed internazionali ha istituito, in collaborazione con Comuni e ASL, un servizio di Call Center. Per ulteriori informazioni si può visitare il sito dell’Assessoratato alle Politiche sociali della Regione Lazio o il sito del Comune di Roma

Cosa è l’affidamento familiare
L’istituto dell’affidamento familiare è stato introdotto con la legge n. 184/1983, successivamente modificata dalla legge n. 149/2001. Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, è affidato ad una famiglia in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno (famiglia “affidataria”). Si tratta quindi di un temporaneo allontanamento del bambino dalla famiglia di origine che non è in grado, in quel momento, di occuparsi di lui. L’affidamento è disposto dal servizio sociale e può essere consensuale, se c’è l’accordo e il consenso della famiglia di origine, oppuregiudiziario se deciso dal Tribunale dei minori. Il giudice tutelare indicherà le motivazioni che hanno determinato l’affidamento, i tempi e i modi dell’esercizio dei poteri riconosciuti all’affidatario e le modalità attraverso le quali i genitori e gli altri componenti la famiglia di origine possono mantenere i rapporti con il bambino. Gli affidatari sono obbligati a mantenere e favorire i rapporti con la sua famiglia di origine, in vista del suo successivo reinserimento. Inoltre il giudice stabilisce il periodo di presumibile durata dell’affidamento che, comunque, non può superare due anni ed è prorogabile solo se la sospensione dell’affidamento “rechi pregiudizio al minore”.

L’affido familiare è dunque un intervento di aiuto e di sostegno ad un minore che si trova a vivere una situazione di difficoltà nella propria famiglia. L’affido è quindi l’accoglienza temporanea di un minore per dargli affetto, cure e sostegno nella vita di tutti i giorni, con la garanzia del rispetto della sua storia e delle sue relazioni significative.

Gli affidatari possono essere coppie con o senza figli o persone singole. Non sono previsti dalla legge vincoli di età o di reddito. L’unico requisito essenziale è che l’intero nucleo familiare, figli compresi, abbia nella propria casa e nella propria vita spazio e disponibilità ad accompagnare il minore accolto in un percorso di crescita sereno ed equilibrato. Si tratta di un’esperienza impegnativa, accompagnata dai servizi sociali del territorio e regolata dall’istituto dell’affido familiare.

Dopo il rientro, la famiglia affidataria potrà rimanere un punto di riferimento per il minore perché il legame dell’affetto, le cure date ed il cammino compiuto assieme sono semi che restano nelle persone coinvolte e ne arricchiscono la vita.