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Racconto di un affido
familiare

Accogliere un bambino, qualsiasi bambino, è aprire il proprio cuore.

Lo abbiamo fatto con i nostri figli, quando sono venuti al mondo, naturalmente: è così nell’ordine delle cose.

Si può fare con un bambino che non è tuo ma ha ugualmente e spesso disperatamente bisogno di qualcuno che si occupi di lui.

Lo incontri, lo vedi nelle sue difficoltà, nella sua vulnerabilità e apri il tuo cuore e la tua casa.

Non è una esperienza facile ma sicuramente, nel tempo, è più quello che ricevi che quello che dai.

E’ un amore gratuito, non devi aspettarti niente in cambio, così come succede con i propri figli.

Sei tu che dai le tue cure, il tuo amore ad un bambino che ne ha bisogno.

“Aprire il cuore senza timore; andare incontro all’altro.”
…questo è per me l’affidamento.

Un giorno ha bussato alla nostra porta,
…ed è venuto a casa nostra, accolto con timore ma anche con generosità, soprattutto dai nostri ragazzi.

Abbiamo condiviso con lui tre anni della nostra vita. Momenti belli e tristi, ma anni di arricchimento per noi tutti; momenti non sempre facili ma certamente di crescita reciproca.

Ora ha più di trent’anni e quest’anno si sposa.

Capita che qualcuno ci chieda cos’è l’AFFIDO: l’AFFIDO è semplicemente questo: “accoglienza”, aprire l’uscio di casa per dare ospitalità temporanea ad un bambino in attesa che passi il temporale.

Noi stavamo dentro la nostra relativa sicurezza e abbiamo realizzato che “fuori”, un bambino era in difficoltà.

In fondo è semplicemente uscire un po’ dal proprio “io” per accorgersi che esiste il “tu”.

Una famiglia affidataria